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Mao Museo D
Mao Museo D

Via San Domenico 11
10122 Torino

t. 011.4436927
f. 011.4436918


Il MAO - Museo di Arte Orientale apre a Torino in un contesto particolarmente favorevole.
In questi anni, infatti, anche nel panorama cittadino è emersa la necessità di creare strumenti adeguati per la conoscenza e la comprensione di mondi lontani.

Un museo capace di proporre le creazioni artistiche di diverse culture non soltanto adempie alla propria vocazione di luogo di conservazione ed esposizione, ma soprattutto induce il visitatore ad ampliare il proprio orizzonte.

Su questi presupposti è nata l’idea di creare a Torino un Museo d’Arte Orientale, con la ridefinizione, il rinnovamento e l’ampliamento della Sezione Orientale del Museo Civico d’Arte Antica.

Il Comune di Torino ha messo a disposizione del nuovo museo il Palazzo Mazzonis, edificio di sua proprietà situato all'incrocio delle vie S. Domenico e S. Agostino.

Il MAO si propone inoltre quale strumento di mediazione per i visitatori generalmente lontani dalle concezioni e dai climi culturali ai quali le opere esposte si riferiscono. Il museo intende ispirare nel visitatore nuove forme di pensiero e di rappresentazione fino alla piena consapevolezza di quanto sia preziosa ogni espressione del sapere umano.

Il MAO si propone altresì di raccogliere, conservare e presentare al pubblico opere significative della produzione artistica delle società asiatiche e di consentire agli studiosi della cultura e dell’arte di quei paesi un più approfondito studio delle opere medesime.

Il MAO Museo d’Arte Orientale ha aperto le sue porte al pubblico nel dicembre del 2008 nella sede di Palazzo Mazzonis, edificio settecentesco riadattato alla funzione museale dal Settore Edifici per la Cultura della Città di Torino.
Il complesso si compone di sale per l’esposizione permanente e per le mostre temporanee, di una sala conferenze, di locali per l’attività didattica e di un book-shop. Il patrimonio del museo comprende circa 1500 opere, suddivise e distribuite in cinque distinte “gallerie”, secondo l’ambito storico-geografico di provenienza: Asia Meridionale, Cina, Giappone, Regione Himalayana, Paesi Islamici dell’Asia. La galleria dedicata all’Asia Meridionale espone opere rappresentative dell’arte del Gandhara, dell’arte indiana e delle arti del Sudest Asiatico.

Gandhara
La sezione dedicata al Gandhara ospita una serie di opere in scisto, stucco e terracotta e una parte dei fregi che decoravano il grande stupa di Butkara.

India
La collezione di arte indiana comprende rilievi e sculture che vanno dal II sec. a.C. al XIII sec. d.C., con esempi dei periodi dell’arte Shunga, Kushana, Gupta e del Medioevo Indiano.

Sudest Asiatico
La sezione, collocata al termine della galleria dell’Asia Meridionale, presenta opere dell’arte thailandese, birmana (XIII-XIX sec. d.C.) e cambogiana con importanti sculture del periodo Khmer.

Cina
La galleria ospita oggetti d’arte della Cina antica dal 3.000 a.C al 900 d.C: vasellame neolitico, bronzi rituali, lacche e terrecotte dell’arte funeraria dei periodi Han e Tang.

Giappone
La collezione comprende statue lignee di ispirazione buddhista (dal XII al XVII secolo), paraventi degli inizi del XVII secolo, lacche, dipinti e xilografie policrome.



Regione Himalayana
La sezione presenta opere di arte Buddhista tibetana dal XII al XVIII secolo: sculture, strumenti rituali, thanga-ka e un’interessante collezione di copertine lignee di testi sacri.

Paesi islamici dell’Asia
La galleria ospita un’importante collezione di vasellame e piastrelle invetriate che illustrano la produzione ceramica dal IX al XVII secolo, una pregevole raccolta di bronzi, manoscritti e velluti ottomani.


Il progetto allestitivo
Cinque diverse “anime” in un unico museo
Il progetto allestitivo del Museo è stato curato da Andrea Bruno, architetto torinese, esperto italiano dell’Unesco per il restauro e la conservazione del patrimonio artistico e culturale.
I criteri che hanno indirizzato la progettazione del MAO hanno teso a realizzare un corretto percorso museografico, adattandolo alla distribuzione interna non sempre favorevole.
Dal portone di accesso in via S. Domenico il visitatore ha la percezione dell’atrio e della corte interna; l’androne è stato trasformato in atrio di accoglienza, anticipando l’ingresso al grande volume vetrato realizzato sul selciato ottocentesco della corte interna, che ospita i giardini giapponesi di sabbia e di muschio.
Da qui inizia la visita delle sale contenenti le collezioni, suddivise in cinque sezioni fondamentali - l’Asia Meridionale, la Cina, il Giappone, la Regione Himalayana e i Paesi Islamici.
Le cinque sezioni dedicate dunque ad aree geografiche e a tradizioni artistico-culturali differenti, sono state volutamente caratterizzate attraverso scelte formali diversificate che assicurano forte individualità a ciascuna galleria.
La prima sezione museografica riservata all’Asia Meridionale si sviluppa nella manica ovest con un continuo affaccio sulla cortina di bambù che circonda il volume vetrato. La tipologia delle soluzioni espositive include pareti sagomate rivestite in legno di teak e acciaio che, ridisegnando lo spazio ostensivo, creano alloggiamenti incassati nelle pareti, atti a ospitare i rilievi e le sculture di piccole dimensioni. Basi in acciaio collocate a terra sono destinate alle grandi sculture in pietra e calcare dell’arte gandharica e indiana, mentre teche in vetro, con disegno e dimensioni differenziate, ospitano le opere che esigono un’adeguata protezione.
Lo scalone d’onore, complementare all’ascensore, consente il passaggio alla Galleria Cinese, posta al primo piano dell’edificio. Le dimensioni ridotte delle opere cinesi, unitamente alle esigenze conservative, hanno vincolato la scelta degli arredi espositivi, rappresentati per la quasi totalità da teche vetrate atte alla presentazione degli oltre trecento pezzi esposti della collezione, costituita da terrecotte, ceramiche, bronzi e legni.
L’ala del primo piano, con affaccio su via Sant’Agostino, ospita la prima sezione della Galleria Giapponese, suddivisa su due livelli. Il primo livello è destinato alle sculture e ai grandi paraventi dipinti ed è caratterizzato da ampie vetrine addossate alle pareti e da strutture verticali in rete metallica chiamate a incorniciare e valorizzare le preziose sculture lignee dorate e laccate. Il secondo livello accoglie dipinti, lacche, ventagli e tessuti. Qui una lunga parete sagomata in legno, situata nel corridoio di collegamento tra le sale, costituisce la struttura portante per le vetrine destinate alle stampe e ai libri giapponesi.
La Galleria Himalayana, al terzo piano dell’edificio propone – accanto alle vetrine verticali per l’ostensione dei preziosi dipinti tibetani (thang-ka) e alle belle strutture cilindriche vetrate, per le grandi sculture in bronzo – una teca centrale con pianta a croce per i bronzi di piccole dimensioni e teche espositive sospese e sorrette da una struttura metallica per l’esposizione della preziosa collezione di copertine lignee e manoscritti. Grafica museale e didattica evocano in questo caso degli ambienti dei monasteri himalayani.
Il percorso museale si conclude al quarto piano con la galleria destinata ad accogliere l’arte dei Paesi Islamici. Le capriate lignee presenti in questo livello hanno condizionato le scelte dell’allestimento museale, risolto pensando ad uno spazio artificiale che celando la struttura dell’edificio crea un lungo e ampio corridoio centrale, fiancheggiato dalle teche espositive. L’allestimento si apre con la sezione dedicata ai preziosi velluti ottomani, posizionati all’interno di due teche verticali affrontate e lievemente convergenti, quasi a formare una sorta di imbuto. Lo spazio torna poi a dilatarsi, aprendosi su un corridoio fiancheggiato da due lunghe vetrine orizzontali che ospitano la collezione di ceramiche e bronzi. All’estremità opposta all’ingresso si colloca una piccola sala destinata ad ospitare, all’interno di teche climatizzate, i preziosi manoscritti persiani, le calligrafie e i volumi del Corano.
L’intero percorso espositivo è completato e arricchito da pannelli didascalici, decorazioni murali e monitor interattivi.

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