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Il Pino d’Aleppo e la città giardino
03/12/2019

Dopo quello svolto il 10 giugno del 2006 nell’Auditorum De Cecco dal titolo: “Le antiche Pinete del litorale di Pescara, l’antica estensione, la distribuzione residua attuale, le caratteristiche geo-botaniche, aspetti genetici, criticità e conservazione”, l’Ecoistituto Abruzzo, congiuntamente con l’associazione GUFI, Gruppo Unitario per le Foreste Italiane, e dall’Orto Botanico della Riserva Naturale Regionale naturale del Lago di Penne, è tornato sull'argomento con un convegno scientifico dal titolo: “Pino d’Aleppo e la città giardino”, con l’obiettivo di richiamare l'attenzione dei cittadini e delle istituzioni, dal Comune di Pescara alla Regione Abruzzo, sul ruolo identitario che proprio questa specie ha per il territorio pescarese e non solo.
Grazie anche al determinante contributo organizzativo di Italia Nostra e Mila Donnambiente, i numerosi relatori che si sono avvicendati sul palco, coordinati dalla forestale Caterina Artese, direttrice dell’orto botanico di Penne, hanno rimarcato il valore della presenza del Pino D’Aleppo non solo nel territorio urbano cittadino ma soprattutto in un contesto geografico ben più ampio di quello comunemente percepito. Ricco di spunti il richiamo al tema del verde pubblico, e quindi alla “città giardino”, sempre marginale sul fronte della pianificazione urbana e territoriale.
Dopo i saluti di Fernando Di Fabrizio, Direttore della Riserva Regionale Lago di Penne, e di Giancarlo Odoardi, Presidente dell'Ecoistituto Abruzzo, si sono succeduti i contributi scientifici del Prof. Gianfranco Pirone, botanico, e del Prof. Bartolomeo Schirone dell’Università della Tuscia, come anche il richiamo del Dott. Dario Febbo, biologo, agli aspetti faunistici all’interno e non solo del comparto forestale della pineta.
Da analisi genetiche sappiamo con certezza che i boschetti a Pino d’Aleppo del territorio di Pescara erano presenti fin dalle glaciazioni, pinete antiche e primigenie che ci hanno tramandato una grande ricchezza floristica e faunistica.
Quale sia stato il percorso percettivo assunto dalla pineta nella storia della città, sia di quartiere che palazzo, lo hanno con passione ricordato Edvige Ricci, insegnante chiamata dai ragazzi di Rancitelli portati in gita al bosco ’EDVIGILE”, nonché lo storico Licio Di Biase, con una non agevole rilettura di un verbale scritto a mano di un seduta di consiglio dell’epoca in cui si battagliava circa l’abbattimento della pineta per farne una cava di sabbia.
Un lungo percorso etimologico è quello che ha portato il biologo Giovanni Damiani a riconnettere il nome Pescara proprio al Pino d’Aleppo, albero che quindi più di ogni altro “parlerebbe pescarese”.
E intorno al Pino D’Aleppo potrebbe nascere una “carta”, un “manifesto” di auspici, regole e proposte su cui innestare un grande progetto: salvare la Riserva dannuziana, rendendola subito unica e non frammentata, attraverso un ampliamento dell’areale di estensione del Pino d’Aleppo, trovando spazio di rinaturalizzazione nelle zone perieurbane fino ad arrivare alle zone collinari come anche già suggerito dalla strategia per il verde urbano di cui alla legge 10/2010.
Il convengo si è chiuso sulle parole del frate domenicano Serafino Razzi, che sono sembrate essere cerniera del tempo fra quello attuale e quello passato, con l'auspicio che quest'ultimo non sia troppo lontano o perso per sempre.
“E pigliando il viaggio accanto alla marina, per 4 o vero 5 miglia di pianura avemmo dilettevole andare. Imperocchè pascavamo gli occhi di vaga verdura, mortella e pini salvatichi, che quasi festoni facevano alla riva del mare”.
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