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Al CONSIGLIO COMUNALE di SAN GIOVANI TEATINO
13/10/2021

Oggetto: comunicazione di elezione a consigliere di codesto comune, notificatami lo scorso 5 ottobre 2021

Consigliere comunale? NO GRAZIE!
No grazie, come nel 2016, per le stesse ragioni del 2016.
No grazie, per ragioni ancora peggiori di quelle del 2016.
Ragioni, quelle del 2016, tutte descritte nella mia lunga lettera di rinuncia-denuncia inviata al Consiglio comunale, alle quali, infatti, se ne aggiunge oggi una, per me insuperabile, che sta alla base di quello che è stato il mio impegno in questa campagna elettorale.
Una ragione che, per lo stile dato alla campagna elettorale da UNA NUOVA MOSSA, ho evitato di usare nella comunicazione con gli elettori.
Una ragione che si identifica in una azione: “cercare di evitare al paese di avere un sindaco FASCISTA”.
Un sindaco che non si vergogna di fare il saluto fascista e che, anzi, se ne fa vanto.
Un sindaco fascista che ignora i valori e i principi della nostra Costituzione, violandoli con ignoranza e noncuranza, offendendo così tutto il popolo civile italiano e, soprattutto, i milioni di morti causati da tale regime.
Ignoranza e nostalgia del fascismo che, a guardare bene i risultati di quest’ultima competizione, sembrano essere una qualità, evidentemente gradita dagli oltre tremila suoi fedelissimi che per questo si riconoscono nel neo sindaco.
La stessa sera dello scrutinio, lunedì 4 ottobre, una nostra concittadina, mi ha inviato un messaggio, fatto di poche parole, che lei stessa ha definito la sintesi dell’elezione del signor Giorgio Di Clemente a sindaco di questa città:

Si, pure i fossi!
Poveri noi, quanto siamo caduti in basso!
In diretta, prendendo atto della svolta che i numeri stavano dando alla competizione elettorale, ho dovuto ascoltare una ragazza che rivolgeva alla mamma un interrogativo: “Mamma, ma a che serve studiare”.
Per ovvi motivi legati all’impossibilità di sottrarmi ad un pubblico confronto, che avrebbe potuto suscitare dannosi fraintendimenti negli elettori, nella sala di registrazione di RETE8, ho dovuto sopportare, così come tutti i telespettatori, per due ore l’incomprensibile biascicare e il ridicolo contorcersi del candidato-sindaco Giorgio Di Clemente su temi che riguardavano il nostro comune e dei quali è risultato evidente a tutti che ne era completamente all’oscuro.
Oggi, di fronte alla possibilità che la nomina a consigliere comunale mi offrirebbe, anzi mi imporrebbe, di sedere con l’oggi sindaco Giorgio Di Clemente, mi pongo l’interrogativo se sia giusto o meno accettare l’incarico.
La risposta, senza esitazione alcuna, ribadisco, è: NO!
È NO, per il rispetto che devo alla Costituzione italiana.
È NO, perché anche se oggi, purtroppo, nessuno se ne cura, l'apologia del fascismo, nell'ordinamento giuridico italiano, è un reato (è disciplinato dall'art. 4 della legge Scelba, attuativa della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione).
È NO, per il rispetto che devo alle vittime di quell’orrendo regime.
È NO, per il rispetto che devo ai quasi 2200 miei concittadini che auspicavano una svolta morale e culturale per il nostro paese, anche se molti di essi, pensando che dai banchi dell’opposizione un consigliere possa ottenere chissà quali risultati, sarebbero molto più contenti se io non rinunciassi.
È NO, perché ho scommesso sui giovani ed è giusto che io lasci il posto ai giovani.
È NO, per il rispetto che devo alla mia persona, che in tal modo verrebbe a sottrarsi all’obbligo di sedere in un consesso dichiaratamente illegittimo e di confrontarsi con il niente.
Mi vergognerei troppo di farne parte, e, insieme a me, farebbero bene a vergognarsi anche quelli che si dichiarano eredi della tradizione democristiana e, ancora peggio, quelli che da sempre si sono riempiti la bocca con i valori di una sinistra libera e democratica, per non parlare di quelli di estrema sinistra per i quali è già troppo un NO COMMENT.
Quanto si fa per un posto di potere!
Provo vergogna per loro, provo vergogna per i quasi 3.400 elettori che non hanno tenuto conto di tutto questo, provo vergogna per il mio paese ogni qual volta il “vostro” sindaco aprirà la bocca per rappresentare la nostra comunità.
Non vorrei essere al posto di nessuno degli odierni responsabili di questo scempio quando le nuove generazioni li interrogheranno chiedendo: “Nonno, papà, ma cosa abbiamo fatto di male noi per meritare tanto?”
So bene, l’ho già detto prima, quasi tutti i miei amici e sostenitori della lista UNA NUOVA MOSSA vorrebbero che io non rinunciassi alla carica di consigliere comunale, con la dichiarata speranza di rendere, con il mio impegno, la vita più difficile all’amministrazione comunale.
Li capisco, ma non è così.
A San Giovanni Teatino non ci sono le condizioni istituzionali perché questo possa avvenire.
Quelle stesse condizioni istituzionali che non c’erano cinque anni fa, che non c’erano nel 1989 quando ho “dovuto” dimettermi da sindaco e neanche nel 1992 quando mi sono “volontariamente” dimesso da sindaco; altro che da consigliere!
Per parlare di oggi e del domani, occorre conoscere cosa è successo ieri e se, nel frattempo, certe cose sono cambiate.
Ho già detto e lo ripeto: non ci sono le condizioni istituzionali, ma non ci sono neanche quelle civili e culturali: i lavori del Consiglio comunale si svolgono oggi nell’indifferenza più assoluta; forse un cittadino su duecento li segue e ne sa qualcosa.
Quello che potrebbe fare Verino, che altro non sarebbe che fare indagini sul lavoro svolto, denunciare quello che non va e sollecitare azioni positive per il paese, lo può fare egregiamente uno qualsiasi dei consiglieri di opposizione, tutti all’altezza della situazione in quanto scelti e proposti per amministrare degnamente la nostra comunità.
Lo hanno fatto per cinque anni i consiglieri di opposizione dell’ultima tornata amministrativa; lo ha fatto qualcuno con puntiglio, vedasi Mario Cutrupi, e lo hanno fatto altri con pubbliche denunce, vedasi Martelli-Elia-Costantini ecc. .
Gli stessi che, poi, si sono variamente presentati alle elezioni.
Cosa hanno raccolto? Meno della lista di tutti giovani, guidata da Verino che cinque anni fa aveva scelto di impiegare il suo tempo stando vicino alla sua gente piuttosto che sedere inutilmente in un consiglio sostanzialmente illegittimo.
Per questo, in questa occasione, farò altrettanto, aggiungendo però che quella opposizione che qualcuno vorrebbe che io facessi da dentro, la farò da fuori: con l’Associazione UNA NUOVA MOSSA, con le tante donne e con i tanti uomini che hanno scommesso sul NUOVO.
UNA NUOVA MOSSA è un cantiere aperto e, pertanto, chiunque voglia impegnarsi, per debellare questo male oscuro, che giorno dopo giorno sta portando la morte del nostro paese, può entrare a farne parte.
Ben vengano i tanti giovani, bravi, che hanno cercato, anche se da posizioni diverse dalla nostra, di combattere, già in questa tornata, contro questi personaggi che danno della gestione del bene pubblico una immagine squallida.
Solo così si potrà tenere accesa la fiammella della speranza di avere in futuro una nuova amministrazione della quale poter essere tutti veramente fieri.
Una ultima considerazione la rivolgo a quanti, dall’alto della loro grande ignoranza, non capendo quale scempio si è perpetrato a danno del nostro paese, sorrideranno per questa mia rinnovata scelta.
I latini si sono già occupati di loro riservando ad essi un puntuale proverbio: “risus abundat in ore stultorum”.
Se non ne capiscono il significato, come è molto probabile, possono sempre consultare qualche loro amico con un minimo di cultura; infatti, basta poco.
San Giovanni Teatino, li 11 ottobre 2021
?
Care amiche, cari amici,
questa volta mi rivolgo a Voi non con la gioia e con la visione di un paese nuovo da realizzare, sentimenti che mi hanno accompagnato in questi ultimi dodici mesi e che mi hanno dato forza ed ottimismo, in ogni occasione di incontro che abbiamo vissuto in questa campagna elettorale.
Oggi Vi parlo con molta tristezza, per la consapevolezza che il nostro sogno si è infranto e per i tanti occhi lucidi di delusione che ho dovuto osservare nel pomeriggio di lunedì scorso.
A questa tristezza si aggiunge, per me, un altro motivo di dolore, che mi sta scuotendo fortemente, e che muove dal fatto che, per la prima volta in questa bellissima esperienza, trovo difficoltà a farmi capire.
Sin dal momento in cui si è fatto certo il negativo risultato elettorale, ho provato a disegnare quello che poteva essere il futuro della nostra associazione e il ruolo che i nostri rappresentanti in consiglio comunale avrebbero potuto ricoprire e, soprattutto, chi avrebbe dovuto ricoprirli, ovvero i GIOVANI.
Abbiamo fatto tutto questo per loro; per passare la mano a loro; perché un impegno, che oggi vuole essere proiettato verso il futuro, non può che riguardare per forza loro.
Di tutta risposta, una grande quantità di amici, presi tutti da un comprensibile senso di rabbia e di rivincita, nei confronti di persone che in un qualsiasi altro contesto civile non avrebbero avuto titolo neanche a partecipare alla competizione elettorale, ma anche e soprattutto da una irriducibile volontà di continuarmi a dimostrare stima e affetto, ha pubblicamente richiesto che io continuassi a combattere, stando in consiglio comunale.
Ho provato da subito a replicare ma, ahimè, per l’amarezza ancora fresca da smaltire, non ho ottenuto grandi risultati.
A distanza di qualche giorno, con la serenità con la quale ho vissuto questa intera ultima ed esaltante esperienza politica, nessun secondo di essa escluso, provo con questa forma scritta a spiegarmi meglio.
Quando nel 2016 ho rinunciato alla carica di consigliere comunale ho illustrato, nella lettera inviata al consiglio comunale, le ragioni della mia decisione.
Ragioni che fondavano:
sulla denuncia di irregolarità che avevano, e continuano ad avere, rilievo penale,
sulla constatazione che, di conseguenza, quel consesso civico era per me tutt’altro che legittimamente costituito,
sull’amara constatazione che il ruolo del consigliere di opposizione era privato di qualsivoglia concreto significato, stante l’inerzia di chi avrebbe il dovere di vigilare.
Oltre a queste ragioni, ognuna delle quali già singolarmente sufficiente per motivare un simile atto di protesta, già da allora, ve ne era un’altra, che riguardava la mia persona, ovvero quella che fondava sulla obiettiva constatazione che ricorrevano tutti gli elementi per ritenere conclusa la mia storia politica a San Giovanni Teatino.
Una storia vissuta sempre da protagonista e che, dal quel momento in poi, avrebbe potuto e dovuto vedermi eventualmente impegnato solo ed esclusivamente in funzione di supporto a qualche amico capace di portare avanti gli ideali per i quali ci siamo sempre battuti.
Così è stato, circa due anni e mezzo fa, quando “da Massimo”, pensando ad un nuovo impegno del nostro MOVIMENTO INSIEME, ho fatto il nome di Guidino Di Nisio.
Così è stato quando gli amici –direttamente impegnati- mi hanno chiesto di siglare un accordo con Luciano Marinucci ed Ezio Chiacchiaretta, poi tristemente fallito.
Così è stato quando Pino Costantini, neo capogruppo della nostra lista in consiglio comunale, mi ha chiesto di portare avanti un progetto “assolutamente civico” che coinvolgesse tutti i rappresentanti delle opposizioni, anche questa subito interrotta, per la pretesa di Efrem Martelli di fare accordi sul piano politico, anziché personali.
Così avrebbe continuato ad essere se un bel momento, ormai più di un anno fa, Pino Costantini e Guidino Di Nisio non avessero avuto la brillante idea di fare un accordo con Giorgio Di Clemente per riprendere in mano la governance del nostro comune.
Avrò raccontato mille volte della cena-riunione fiume a fine estate 2020 presso la Facenda San Paolo, del mio disperato tentativo di far ragionare questi amici, della mia promessa-minaccia (promessa indirizzata agli amici che condividevano la mia posizione e minaccia per quelli che volevano realizzare quell’insano progetto) di fare di tutto per evitare che il nostro comune avesse un sindaco FASCISTA.
Ormai tutti sapete che nel portare avanti questo mio tentativo, giusto un anno fa, ho fatto anche il nome di Pierluigi Orsini, come possibile nostro candidato sindaco: ma inutilmente.
Il dado, infatti, era tratto; quegli incontri, per quegli amici, non avevano lo scopo di trovare altre soluzioni, ma solo quello di convincermi a far parte di quel progetto.
Con argomentazioni, per qualcun altro, anche convincenti, non certamente per me: l’offerta della responsabilità della guida amministrativa dell’intero apparato dei servizi comunali.
“Giorgio fa il sindaco, e porta la fascia, mentre tu amministri”.
Tutto questo mi offendeva e faceva crescere in me il bisogno, già dichiarato, di prendere le distanze da quello che per me era un’idea assolutamente disonorevole.
Tutto questo mi ha portato a dare inizio a quel coinvolgimento civico che ha portato alla nascita di UNA NUOVA MOSSA.
Un bisogno, quindi, di dire: “Io non c’entro, non prendetevela con me”; nient’altro che questo.
Per continuare ad avere rispetto di me stesso, per conservare la stima di tantissimi miei concittadini che mi vogliono bene per come sono.
Nessuna pretesa, quindi, di mettere insieme una squadra capace di competere sul piano elettivo.
Invece, poi, è successo l’imprevedibile.
Giorno dopo giorno quel bisogno ha fatto proseliti, è diventato un’idea, ha entusiasmato qualche giovane – prima pochi, poi tanti altri-, ha avvicinato persone bellissime, ha determinato la formazione di una comunità che si è scoperta capace di lavorare all’unisono, ha messo insieme aspirazioni per la città, interessi culturali e artistici, speranze, sentimenti di solidarietà, soluzioni per i servizi da garantire ai cittadini…….ha fatto vivere un “SOGNO”.
Un SOGNO del quale mi sono trovato ad essere parte, con il ruolo assegnatomi di “attore protagonista”.
Abbiamo vissuto un tempo bellissimo, fatto di coinvolgenti entusiasmi e di grande voglia di fare, di incontri con la gente, di unanime condivisione di quella gioia che ci ha fatto sentire tutti più giovani.
Una esperienza vissuta con una serenità impossibile da descrivere.
Quel sogno ha entusiasmato non solo noi; con il trascorrere dei mesi ci siamo trovati ad essere tanti, ad un certo punto abbiamo pensato anche che fossimo la maggioranza del paese.
Sapevamo di essere nel giusto e ci siamo convinti che il paese fosse tutto con noi.
Ci siamo illusi.
Era solo apparenza.
Quelli che erano con noi rappresentavano il buono del paese, ed erano tanti; il marcio però c’era, era altrove, era nascosto, ed era molto di più del buono.
Abbiamo avuto il torto di non sentirne il cattivo odore!
Per questo abbiamo perso.
Abbiamo perso, e così il SOGNO di cominciare a costruire subito la San Giovanni del futuro è svanito.
Si, dobbiamo prenderne atto, quel sogno, il nostro sogno, quel sogno che era diventato il sogno di tantissime altre persone, per ora non c’è più.
Non c’è più perché dall’opposizione non si costruisce quel sogno.
Dall’opposizione non hai alcun mezzo per convincere la maggioranza a realizzare la FORNACE DELL’ARTE E DELLA CULTURA.
Lo ha già detto il neo sindaco in televisione: per quell’area hanno già un accordo con l’Università: “a parole” ha detto (SIC, perché questa amministrazione agisce con le parole e non con gli atti formali).
Per fare cosa? Non si sa.
Non sarà neanche vero, i proprietari non ne sanno nulla.
Ma tant’è!
Dall’opposizione non potrai mai realizzare il “PASTELLO DI DRAGONARA”; l’hanno già deturpato dieci anni fa.
Dall’opposizione non riuscirai mai a far capire, a chi è peggio dei sordi che non vogliono sentire, della necessità della NUOVA TEATINA.
Non voglio continuare ad elencare tutto quello che non si farà, non voglio piangere.
Voglio però dirVi che, per la degenerazione che l’istituzione “Comune” ha registrato negli ultimi decenni e per la disattenzione degli organi preposti alla vigilanza, il ruolo del consigliere di opposizione è stato svilito.
Stendendo un velo pietoso per quella che è stata su San Giovanni Teatino l’attività della Magistratura dal 1980 ad oggi, mi sento nel dovere di rappresentare, soprattutto per i più giovani, l’evoluzione in negativo che ha avuto il ruolo dell’opposizione.
Una volta c’erano i CO.RE.CO., ovvero i comitati regionali di controllo, che facevano “preventivamente” il pelo, in termini di legittimità, a qualsiasi atto amministrativo comunale.
Il giudizio era severo e nessuno poteva sgarrare e, di conseguenza, il ruolo della minoranza ne risultava esaltato, avendo questa parte politica la possibilità di interagire con questi “controllori preventivi”.
Oggi, se un consigliere di opposizione nota che qualcosa non va nell’azione amministrativa, cosa può fare?
Può ricorrere al TAR? Certo, con i soldi propri.
Potrebbe fare quello che noi dal 2011 al 2016 abbiamo fatto e che poi ha continuato a fare Mario Cutrupi, ovvero la denuncia continua alle autorità competenti di quello che non va.
Quali potrebbero essere i risultati? Se fosse possibile, sarebbero anche inferiori allo zero.
Potrebbe fare quello che hanno fatto gli altri oppositori dell’ultimo lustro, ovvero fare pubbliche denunce con video pubblicati sui social.
Risultato? Anche qui prossimo allo zero.
Di tutto questo se ne è avuta conferma alle recenti elezioni, in quanto gli oppositori uscenti, “variamente” in gara, hanno collezionato risultati che, sommati, non hanno raggiunto quello ottenuto dalla nostra lista, composta da tutti candidati assolutamente nuovi alla scena politico-amministrativa locale.
Parallelamente a questa degenerazione delle opportunità per le opposizioni di essere concretamente attivi, se ne è aggiunta un’altra che per me è la più umiliante; è quella che vede i lavori del consiglio comunale svolgersi nel disinteresse generale della popolazione.
Una volta era diverso.
Sedute di consiglio interminabili con grandi arringhe e scontri verbali “fiume” fra i vari rappresentanti delle diverse sigle politiche presenti nella massima assise locale.
Il tutto alla presenza di centinaia e centinaia di persone, in un paese che allora contava qualche migliaio di persone.
Uscivi per strada il giorno dopo e commentavi, con chiunque tu incontrassi, l’esito dei lavori consiliari.
Aveva un senso, ed era bello!
Oggi è l’esatto contrario.
Nessuno che sia presente, nessuno nel paese che sia al corrente che si sta svolgendo o si è svolto un consiglio comunale.
Oggi, purtroppo, non c’è più una arena nella quale battere i pugni sul petto e dimostrare di essere moralmente e culturalmente più forti!
Abbiamo costruito un progetto per portare il RINNOVAMENTO, abbiamo scelto di candidare tutte persone NUOVE, abbiamo presentato “RAGAZZI” di assoluta qualità e capacità.
Perché, all’indomani di un risultato che non ci ha visto vincenti, dovremmo improvvisamente cambiare atteggiamento e prospettiva?
Perché dovrebbe stare Verino in consiglio e non i giovani sui quali abbiamo puntato?
Il mio ruolo era chiaro a tutti, l’abbiamo detto mille volte: avrei dovuto accompagnare i nostri giovani nell’apprendimento della nobile arte dell’amministrazione della cosa pubblica.
In quello, forse, potevo essere bravo.
Non sono io quello bravo ad insegnare loro come si fa “opposizione”.
Nella mia storia amministrativa non ho mai fatto il consigliere di opposizione, che non significa però che non ho mai fatto battaglie contro le amministrazioni in carica.
Le ho fatte, ne ho fatte tante, le ho pagate tutte sulla mia pelle e, nonostante questo, ne sono orgoglioso.
Ma ho fatto quelle che avevano sostanza, per le quali occorreva coraggio, qualche volta ho fatto quelle suicida (suicida per la mia persona e per la mia famiglia, non certo per la comunità); ho fatto quelle che hanno sempre determinato una svolta positiva per il nostro paese.
Non ho mai fatto opposizioni formali; non è nella mia indole.
Chi mi conosce sa che ho passato l’intera mia vita a predicare il “fare”, e non il “parlare”.
Per tutto questo, chiedo a Voi tutti di non chiedermi di passare gli anni che mi rimangono da vivere a fare un qualcosa per il quale non sono portato, di sedere in un’assise nella quale dovrei confrontarmi con Giorgio Di Clemente che ritengo indegno di portare la fascia tricolore.
Indegno perché ignora le cose che un sindaco dovrebbe sapere.
Indegno perché è di cattivo esempio alle nuove generazioni.
Indegno perché fa del clientelismo la sua forza.
Indegno perché la fascia tricolore è il simbolo che rappresenta l’Italia, quell’Italia rinata dopo gli anni bui del fascismo, quell’Italia che –come stabilito dalla Costituzione- è una repubblica antifascista.
Quella Costituzione che il neo sindaco Di Clemente non conosce e quotidianamente offende: con il suo credo e con il suo comportamento.
Indegno perché “NON SI VERGOGNA DI FARE IL SALUTO FASCISTA”!
Per questo mi sono attivato.
Mi sono attivato per evitare che il nostro paese avesse un sindaco fascista!
C’ho provato. Ci abbiamo provato.
Ho perso. Abbiamo perso.
Prendiamone atto.
Il nostro SOGNO è finito!
Si è chiusa una pagina; se si vuole, se ne può aprire un’altra.
Non è così automatico.
Non è, infatti, giusto pensare e pretendere che gente, tanta gente, la nostra tanta bella gente, che fino a qualche mese fa era intenta ad occuparsi di altro, improvvisamente, debba obbligatoriamente scegliere di darsi alla politica.
Non era per la politica fine a se stessa che si erano innamorati: era per il progetto che ci eravamo dati -che avevamo costruito, giorno dopo giorno, con l’apporto di tutti-, era per il piacere di stare con persone nuove, tutte belle e con qualcosa da dire; era per il paese che volevamo costruire e nel quale fare crescere i nostri figli.
Se si decide di aprire un’altra pagina, occorre sapere che ci si incontrerà, se si vorrà, per parlare d’altro: del come votare su questa o quell’altra delibera proposta dall’amministrazione, se fare mozioni ed interrogazioni –che dico sin d’ora: lasceranno il tempo che trovano-, dell’opportunità di fare indagini su sospetti di mala gestione della cosa pubblica, ben sapendo che chi poi dovrebbe intervenire non lo farà.
In parole povere, non saremo più concentrati sulla ricerca della bellezza e dell’efficienza, ma ci si dovrà occupare del “male”, del “brutto”.
Il male da denunciare, il brutto da evitare; il male e il brutto da sconfiggere.
Che male ho fatto io, a dovermi occupare, per il tempo che mi resta da vivere, di tutto questo, dopo aver passato l’intera mia esistenza ad inventare e costruire per la mia gente cose entusiasmanti.
Ricordate la terzina di Dante, recitata nel giardino di Nando dal nostro neo-amico Luciano: “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza".
In questi scarni versi c’è la sintesi del profondo pensiero di Dante, che da giovane ho cercato di fare anche mio: il ricercare il bello, il conseguire virtù, l’acquisire conoscenza che sono la vera ragione dell'esistenza umana.
Che male ho fatto io, che della sconfitta, in termini personali, ho sofferto poco o niente ma che, invece, per la delusione letta sul volto di tutti i miei ragazzi, sono rimasto straziato, a dover rivivere quelle brutte sensazioni, ogni qualvolta dovessi trovarmi a varcare la soglia del comune (che non attraverso dal 2011) nella mia funzione di consigliere.
Ho così tanto sbagliato per meritare tanto?
C’è qualcuno che ricorda perché siamo qui tutti insieme?
Lo ricordo io: ci siamo perché dal 5 ottobre volevamo che San Giovanni Teatino RITORNASSE AL FUTURO.
Questo non è più possibile, perché abbiamo perso.
FINE della storia.
Vogliamo ora aprire un altro capitolo?
Se si decide per il SI, io ci sarò, come penso che ci sarà la maggior parte delle altre persone che hanno vissuto con noi questi meravigliosi dodici mesi; ma sarà un discorso diverso, sarà un altro progetto, sarà un progetto che dovrà fondare sui giovani.
Quei giovani dei quali volevo essere il “papà”, nell’amministrazione della cosa pubblica.
Concludo.
Sono sceso in campo perché tante persone, che mi vogliono bene, mi hanno chiesto di farlo e non volevo assolutamente deluderli, così da conservare la loro stima.
Ho cercato di spiegare le ragioni della mia scelta di non andare in consiglio comunale perché NON VOGLIO CORRERE IL RISCHIO DI PERDERE LA VOSTRA.
Non sarebbe giusto!
Non lo merito!
INDIETROINGRANDISCI

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