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MUSCHIO SELVAGGIO OSPITI SACKY E DON CLAUDIO BURGIO
12/02/2024

UN DIALOGO INEDITO TRA TRAP E FEDE

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“Nella puntata di oggi uniremo la fede e la trap. Due mondi apparentemente distanti ma forse non così tanto”. Ospiti della puntata di Muschio Selvaggio di oggi 12 febbraio sono Sacky, rapper classe 2001, e Don Claudio Burgio, cappellano dell'Istituto penale minorile “Cesare Beccaria” di Milano e dal 2000 fondatore e presidente di KAYROS, una Associazione no profit che opera nel campo del disagio minorile e della promozione delle risorse giovanili. Una puntata in crescendo, si parte dalla storia personale di Sacky e del suo incontro con Don Claudio per arrivare a fare un’analisi molto profonda sul mondo dei giovani di oggi, sull’enorme distanza che c’è tra i giovani e gli adulti, della sofferenza, della fragilità e della solitudine che spesso si trasformano in rabbia e violenza, ma anche di come aiutarli e supportarli, del potere dell’ascolto, della comprensione, della musica.

Sacky racconta della sua adolescenza, della sua appartenenza a una baby gang che lui definisce solo un “gruppo di ragazzi” e dello stupore di quando è stato arrestato . “Ero molto ingenuo e pensavo che una volta commesso il reato se non ti beccavano a posto finita! E invece dopo due anni di indagine sono venuti a prendermi a casa, io ero cresciuto e avevo addirittura smesso di fare quelle cose li”.

Don Claudio ci tiene subito a sottolineare che “Il carcere non deve essere solo un luogo punitivo, repressivo, deve essere un luogo riabilitativo, lo dice anche la Costituzione quindi più attività, più risorse un carcere offre a queste persone e più si riabilitano, per cui è un bell’esempio, il Beccaria anche perché offre tante opportunità”.

Fedez racconta che ha intervistato sia Baby Gang che Rondo e che a entrambe, facendo un po' il boomer, ha raccomandato di concentrarsi solo sulla musica e di non fare “casini” e chiede a Don Claudio come riesca a farsi ascoltare da questi ragazzi. Don Claudio afferma “Alla mia età parlare di trap era impensabile. Io mi sono sempre occupato di musica, ma qua vicino in Duomo, di musica liturgica, quella della Chiesa. Per cui immagina cosa vuol dire per me, per cui io dirigevo il coro del Duomo poi tornavo a casa e ascoltavo i loro beat. La prima cosa è immergersi nel loro mondo, non pretendere che loro arrivino nel tuo” e poco dopo aggiunge “Bisogna ascoltare chi sono, le loro storie, i loro talenti… qual è il loro desiderio più grande e su quello pian piano bisogna far leva ed entrare in dialogo”. Sacky rivela che nell’Istituto minorile sono i ragazzi stessi che cercano un contatto con Don Claudio “Al Beccaria la situazione è un po' così: ci sono tutti sti detenuti che sognano di andare in Kayros, cioè lui praticamente passa al Beccaria e tutti Dai Don Claudio per favore prendimi”.

Sacky poi racconta di come sia diventato rapper per caso grazie al suo amico Neima Ezza che gli ha proposto un giorno di incidere un pezzo insieme “Lo Sanno” “e io gli dico perché no!? Che cazzo me ne frega però non è che quando ho fatto quella canzone puntavo a diventare un’artista. Per me era una roba figa.” Confida che non sapeva cantare e come Neima Ezza gli abbia insegnato tutto, di come poco dopo finisca prima in carcere poi in una comunità da cui scappa. Racconta i preparativi, l’inganno “Preparo ste due borse e le lancio dal secondo piano, non era altissimo sinceramente, lancio ste borse e faccio una scenata proprio, lì proprio da attore davanti all’educatore, quando sei in comunità c’è sempre l’educatore, uno o due. Io facevo mille scenate davanti a st’educatore, dov’è lo shampoo, dai passami lo shampoo che devo farmi la doccia, dov’è quello, l’altro, gli ho fatto intendere che dovevo farmi una bella doccia, che ci mettevo tanto, Entro in sto cazzo di bagno, accendo l’acqua e ho aspettato che quello si distraesse poi chissà a che ora mi avrà sgamato, ho aspettato che se ne andasse, mi sono buttato anche io dal secondo piano, mi sono messo proprio a correre fortissimo…”. Dopo la fuga decide però di costituirsi perché voleva finire la scuola, voleva a tutti i costo il diploma. Il pezzo con Neima, di cui gira il video mentre era latitante, esce mentre lui è in carcere e a un tratto scopre di essere diventato “famoso” e afferma “ma il problema non era la popolarità, il problema era proprio dell’attività in sé. Ok adesso la gente dice che io sono un rapper che sono un cantante però non è che io so fare il rapper, cioè capito abbiamo un problemino – ride – e quindi abbiamo dovuto fare un po' di pratica. Cioè è stata veramente tosta imparare a fare musica ed essere all’altezza degli altri. Fra io ero veramente incapace, io te lo giuro, te lo giuro su Dio, su mia mamma, su quello che vuoi che io davvero non volevo fare il rapper! Non era il mio sogno, ho sempre sognato di fare il calciatore… però di fare il rapper ti dico la verità è proprio nata un po' per caso e grazie a Dio mi è piaciuta.”

Si parla della scena musicale rap/trap e Fedez ribadisce la sua preoccupazione per la situazione che si è delineata e il rischio che prima o poi ci “scapperà il morto” e chiede a Don Claudio cosa si possa fare per far capire a questi ragazzi che non vale la pena ammazzarsi a vicenda per “delle puttanate”. Don Claudio risponde “Non è facile perché poi c’è tutta la pressione mediatica, i social, quando sei personaggio…” interviene Sacky ”Si fanno troppo influenzare, sarebbero anche persone che, se non esistessero i social, se non avessero la fama sarebbero le persone più belle del mondo solo che purtroppo ci sono tante influenze”

Marra chiede come sia possibile disinnescare questo concetto dell’onore e della gang nell’eccezione negativa e Don Claudio risponde “Quando c’è una violenza, quando c’è un modo aggressivo di vivere vuol dire che non c’è la parola, uno non riesce a rielaborare un vissuto emotivo, non riesce a parlare, non riesce a comunicare quindi la violenza è l’immediata modalità che i ragazzi hanno per affermarsi perché mancano della parola. Ecco perché io ho favorito tanto loro, perché la musica è parola, innanzitutto, è possibilità di comunicare, di dire i propri stati d’animo quindi uno dei metodi che noi usiamo in comunità è proprio questo … loro magari non parlavano con psicologi, assistenti sociali, non si fidavano degli adulti ma dentro quelle canzoni dicevano tutto. Allora è importante permettere loro di sfogare anche i loro sentimenti, le loro emozioni e si parte da lì perché se no rimane solo la violenza”

Alla domanda di Marra su quale sia il denominatore comune di tutti questi ragazzi Don Claudio risponde “Una sofferenza forte, una fragilità enorme che viene mascherata dietro tutte queste forme un po' di bullismo chiamiamolo così, però il vero problema è che sono soli. La solitudine dei ragazzi, gli adulti mancano c’è poco da fare, non hanno interlocutori, non hanno persone con cui confidarsi. L’adulto è distante”. Sacky rincara “Non sai quanti coetanei che incontro sono disperati, non so cosa voglio fare, però questa colpa è una delle poche colpe che io non attribuisco a loro, secondo me è colpa degli adulti con cui si sono interfacciati”.

Si parla della differenza tra i ragazzi di oggi e quelli di 20 anni fa e Don Claudio afferma “questi di oggi sono molto fragili. Hanno paura di essere troppo deboli, non vivono il fallimento come un’occasione di crescita, lo vivono come la fine di tutto e quindi io dico sempre a un ragazzo quando arriva al Beccaria in cella guarda che non sei finito in cella cioè non è finita, da qua si riparte magari esci che sei migliore di prima”. E poco dopo aggiunge “l’adulto che manca è quello che ti incoraggia nel momento in cui sei nella merda e ti aiuta a pensare che quella fase li invece è il tuo momento migliore. Noi lo chiamiamo Kairos, il nome anche della comunità, che in greco vuol dire il momento giusto, il momento favorevole”.

Don Claudio poi racconta la sua storia, di che cosa voglia dire per lui essere sacerdote “essere prete per me vuol dire essere una persona che si interroga, che rimane aperta con le persone, con le culture diverse dalle mie ed è bellissimo”.

Fedez “Mi piacerebbe vedere più figure alla Don Claudio, io una preghierina con Don Claudio me la farei”
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